SALVIMAR SAPIENS CARBON 85

PRECISO, LEGGERO, BELLO

 

 

Incuriosito da alcune recensioni (poco accurate) lette qui e la sulla rete, ho deciso di testare il prodotto di punta della casa Salvimar: il Sapiens Carbon.

Ho rivolto la richiesta al mio amico Massimo Quattrone che prontamente me ne ha inviato un 85 corredato di tutti gli accessori di serie. La prima impressione è ottima, chiunque lo sceglie lo trova infatti alloggiato in un pack trasparente che lascia intravedere la sua sagoma accattivante.

 

La particolare forma del fusto è sicuramente l’aspetto che maggiormente salta agli occhi di chi lo guarda. Si tratta di un tubo (con diametro interno di 24,5mm) che scendendo verso l’impugnatura si schiaccia assumendo un profilo ad osso di seppia. Nella parte superiore è provvisto di un guida asta integrale, anch’esso in carbonio che termina la sua corsa su una testata in materiale plastico.

 

L’impugnatura è confortevole ed alloggia un meccanismo in alluminio decisamente arretrato, tanto che lo sgancia sagola è situato praticamente a ridosso dell’appoggio sternale (amovibile) e garantisce una corsa utile degli elastici di ben 91cm (per un fucile da 85cm). Non vi nascondo che in acqua durante il test, la combinazione di sgancio e pinnette arretratissime ha reso in alcuni casi difficoltoso il caricamento, poiché le braccia già ampiamente chiuse, non riuscivano più ad imprimere forza. La sicura è stata posizionata nell’incavo che ospita il dito indice, è quindi impossibile che non ci si accorga che è inserita.

 

       

Dopo aver passato in rassegna le caratteristiche generali, analizziamo nel dettaglio gli accorgimenti tecnici più importanti. Il fucile esce dalla fabbrica con un assetto perfettamente neutro e soprattutto bilanciato, difatti se gettato in acqua galleggia orizzontalmente. Non si spiega pertanto quale sia stata l’esigenza che ha spinto l’azienda produttrice a realizzare un alloggiamento in testata per il zavorramento, tuttavia sappiate che c’è.  All’interno, il fusto è riempito di poliuretano espanso che contribuisce all’irrigidimento dell’arma a tutto vantaggio della precisione di tiro. La porzione centrale del fusto è sigillata oltre che dal poliuretano da uno strato di fibra di carbonio, difatti se si prova per esempio a smontare la testata, si può notare come in foto che sul fondo vi è del carbonio. La testata è open ed è equipaggiata con due alette che indirizzano gli elastici una volta messi in trazione. Monta una coppia di elastici imboccolati da 14mm forniti di ogive non articolate di larghezza diversa per favorire la sovrapposizione in fase di caricamento. La salvimar ha giustificato tale scelta sostenendo che fosse più intuitivo da caricare per un l’utente medio. Sinceramente non condivido questa scelta visto che il destinatario di un prodotto top di gamma è un utilizzatore con esperienza. Inoltre una volta in tensione gli elastici fuoriescono dal profilo del fusto neutralizzando i vantaggi della sua splendida linea affusolata. A questo scopo suggerirei l’impiego di elastici con ogive in dyneema che, come si può notare, mantengono la linea di tiro pulita e non lasciano spazio a vibrazioni durante il brandeggio. Dopo averlo testato con questa configurazione infatti mi è venuto spontaneo paragonarlo ad uno stiletto nero che taglia l’acqua con estrema facilità.

 

La compattezza delle sue forme si riflette anche nel peso che con allestimento completo (asta, elastici, mulinello) è di soli 1263gr suddiviso come segue: fusto (con impugnatura e testata) 712gr, mulinello 81gr, asta (120cm x 6.5mm) 306gr, elastici 162gr.

 

Uno dei punti criticato da alcune recensioni è la dimensione del guida asta che sembra ospitare adeguatamente un’asta da 6mm a discapito di quelle con diametro superiore. In realtà questo è un falso problema in quanto l’asta di diametro superiore a 6mm, toccando su una superficie ridotta, ha meno attrito e accelera più facilmente in fase di uscita restando comunque ben salda alla linea di tiro ideale. Infine nel normale brandeggio l’asta non abbandona la propria sede poiché bloccata dal monofilo che vi passa sopra in testata.

 

       

Come si potrà notare dalle riprese allegate, è particolarmente evidente la maggiore capacità di penetrazione dell’asta torsion rispetto a quella tradizionale di pari dimensioni. L’assenza del gradino rappresentato dall’aletta di ritenzione, permette all’asta di attraversare con maggiore efficienza il bersaglio. La mira è intuitiva e non richiede bilanciamenti da parte del polso per correggere l’assetto. Sicuramente la linea di tiro risulta più pulita con gli elastici con ogiva in dyneema. La possibilità inoltre di regolare la sensibilità del grilletto garantisce una precisione maggiore tuttavia i tiri sono stati tutti precisissimi nonostante la vite di regolazione sia stata lasciata cosi come impostata dal produttore.

 

Il giudizio è sicuramente positivo sia dal punto di vista estetico che funzionale. In acqua oltre che bilanciato si è mostrato leggero e preciso. A mio parere (se non per le ogive che sostituirei come indicato in precedenza) non ci sarebbe nulla da cambiare della configurazione originale e questo è un incredibile vantaggio per chi compra un’arma della quale non dovrà preoccuparsi di correggere assetto e altri parametri per renderla performante.

 

 

 

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